Alpi Graie

Gruppo del Monte Bianco

Bibliografia:
Damilano - Neige, Glace et Mixte voll. 1 e 2 -JME
Vallot - Monte Bianco vol.2 - Edizioni Mediterranee
Buscaini - Monte Bianco vol. 1 - CAI TCI

 

Aiguille du Chardonnet, 3824 m
Spigolo Migot, AD+, 500 m****

Lo Sperone Migot visto dal Rif. Albert I

alla terminale prima del misto

Caldo sulla goulotte (30 m 65°), tratto chiave della via

Oli all'uscita della goulotte

le goulottine di misto prima dello sperone rosso

misto facile

passando di fianco ai seracchi sospesi

Oli verso la parte finale

il facile pendio finale, s'intravede la cima

la cumbre

Simone e Max sulla cresta sommitale che porta alla discesa

Caldo, Oli e Simone in posa e Max fa il fotografo

Informazioni:
Partenza alle 4.00 dal Refuge Albert I, proseguiti per il Col du Tour e l'isolotto roccioso fino allìattacco dell'evidente sperone (1h30), Più rapido tagliare il ghiacciaio, si risparmiano 30 minuti. Terminale abbastanza aperta. Si sale per facili pendii fino a mettersi a riparo dai seracchi di sx sotto un roccione, quindi prendere la goulotte (30m) a 60-65° e poi misto passando a sx di uno sperone rosso, quindi su neve fino in cima. Discesa verso NW fino ad una selletta, si scende il couloir di neve e poi a dx per una terrazza nevosa. Li con una doppia si arriva in fondo al couloir. Eventualmente c'è la possibilità di farne una seconda.

 

Aiguille Verte, 4122 m
Parete Nord
Couloir Couturier, D (IV, 3), 1000 m ****

Caldo, Oli, Davide e Steph, al parcheggio della funivia dei Grands Montets. Si va al Couturier, dopo anni che lo tenevamo d'occhio, in questo periodo sembra sia in ottime condizioni

Dai Grands Montets scendiamo con gli sci verso il ghiacciaio dell'Argentiere

ci soffermiamo alla base della parete per verificare le condizioni e il percorso che faremo domani notte

ci dirigiamo al rifugio Argentiere a passare un po' di ore di nanna

l'Aiguille Verte e il Couloir Couturier al centro

in rosso la via seguita

il Couturier da vicino, sembra sia già tracciato

Ore 2.00. Si parte alla luce delle frontali.

alle prime luci dell'alba siamo oltre la metà

due cordate ci precedono, a sinistra si stacca la Bettembourg che sale alla Grande Rocheuse

le prime luci dell'alba colpiscono i seracchi sommitali

dietro diverse cordate ci seguono. Qui Oli. Dietro seguono Davide e Steph

piccola pausa per mangiare qualche barretta per me e Oli

Davide fotografato da Steph

ci rimane l'ultimo terzo ma la velocità è un po' diminuita per la stanchezza e la quota, siamo a 3900m

il pendio ancora da salire, la vetta si trova a 4122m

Oli

i pendii sommitali, abbiamo passato i 4000m

ultimo passaggio ghiacciato per Oli prima di raggiungere la cresta

raggiunta la cresta

e finalmente la cima dopo 7h45 dal rifugio

paesaggio a 360° fantastico. A sx le Grands Jorasses, a dx il Bianco

percorriamo la cresta verso la Grande Rocheuse da dove scendiamo

in fondo il ghiacciaio del Talefre da dove scenderemo

arrivano anche Steph e Davide, sull'ultimo tiro di corda

Oli scende lungo una delle 15 doppie sul canale Whymper

Davide sempre sul Whymper

superamento della crepaccia terminale

Davide decide di sciare l'ultimo tratto

arrivati sul ghiacciaio del Talefre aspettiamo Steph. In fondo le Grands Jorasses

si rimettono gli sci e si torna a casa. Qui Caldo scendendo sul ghiacciaio del Talefre

Steph, bello cotto

in fondo il canale Whymper da dove siamo scesi già si copre di nuvole. Appena in tempo

ultime curve pennellate per arrivare sulla Mer de Glace. Purtroppo perdiamo il treno di Montenevers e ce la dobbiamo fare a piedi fino a Chamonix dove arriviamo alle 8 di sera dopo 18 ore dal rifugio...una bella giornata piena !

Informazioni:
Cima eccezionale lungo l'itinerario più elegante. Unico difetto forse la monotonia della progressione su un chilometro di parete tutto dritto.
Partenza alle 2.00 dal Refuge Argentiere sci ai piedi, traccia da fare. Puntare in direzione SW verso il col dell'Aig. Verte, quindi attraversare a quota 2850 fino alla "porta" dello sperone NE dell'A. Verte. Qui salire su ghiacciaio lungo il fianco sx or. dello sperone (attenzione crepacci verticali) fino al conoide dell'evidente (di notte ?) couloir (ore 4.00). Qui sci sullo zaino, e abbiamo passato la terminale nella parte centrale, verso il lato sx orografico. Da qui salire dritti stando sempre sul lato sx, passare il restringimento (ghiaccio) e puntare alla costola rocciosa poco sopra la metà parete e continuare a salire spostandosi sulla dx tenendo il lato dx or. del couloir. A quota 4000 circa salire dritti (ghiaccio) o uscire sulla calotta sulla sx or. Sotto la cima un tiro su misto o ghiaccio portano alla cresta affilata che conduce alla piccola vetta triangolare (ore 9.45).
Discesa: percorrere l'esile cresta verso la Grande Rocheuse fino all'imbocco del Couloir Whymper. Scendere o con gli sci (attenzione sassi e neve raramente in condizioni) o come abbiamo fatto noi con una quindicina di doppie (così dice la letteratura, io ho perso il conto). Consiglio corde da 60m ma noi l'abbiamo fatta tranquillamente con corde da 50m (qualche collegamento a piedi slegati ma il pendio non supera mai i 45° nei punti problematici). Spostarsi sempre sulla sx or. del canale. Qualche sosta da rinforzare e comunque sempre controllare bene gli ancoraggi. Superare l'enorme terminale sulla sx (doppia poco sopra) o con gli sci completamente sulla dx (contate 4h circa per la discesa del canale).
Da qui sci ai piedi sul ghiacciaio del Talefre e costeggiare tutta la cresta sud che unisce la Verte con l' Aiguille du Moine. A dx in alto le tracce che portano al Ref. Couvercle, in basso che scendono sul Talefre le tracce che portano alla Mer de Glace. Superare gli ultimi seracchi rimanendo tra la morena del Talefre e le rocce sulla dx or. fino a uscire sulla Mer de Glace. Qui lasciatevi trasportare fino al treno di Montenvers o se lo avete perso scendete fino a quota 1600 per prendere il sentiero che porta a Chamonix (5-6 km)

 

Les Courtes, 3856 m
Parete Nord
Via dei Bulgari, TD (IV,4), 800m (prima salita)****

La Via dei Bulgari, inizia come la Via degli Austriaci, poi passa attraverso la Via degli Svizzeri per terminare sullo sperone NW (4, M5)

Chiara sui pendi iniziali in comune con la Via degli Austriaci

il traverso per raggiungere lla Via degli Svizzeri

sulla Via degli Svizzeri

Informazioni:
Non era assolutamente nostra intenzione aprire una via nuova (e probabilmente neanche l'abbiamo aperta), a maggior ragione sulla parete nord delle Courtes !
Comunque è stato un bellissimo viaggio e 2 sono gli errori che ci hanno permesso di farlo: primo, scarso studio della via la sera prima col binocolo dal rifugio, secondo non aver portato la relazione della parete.
Partiamo alle 2.30 dal Ref. Argentiere per fare la Via degli Austriaci (D+, III, 1). Nessuna traccia presente fino alla crepaccia, saliamo dritti il pendio di neve iniziale a 55°, si viaggia in conserva, troppa neve, prima a sx poi a dx come da relazione "in testa" e fino alla costola rocciosa. Non vedo il passaggio che riparte sulla sx e continuo ad attraversare sulla dx. A sx comunque tanta neve con impossibilità di assicurarsi. Ci ritroviamo sulla Via degli Svizzeri (TD-, IV, 3), una splendida cascata di ghiaccio davanti a noi, si può finalmente mettere qualche chiodo. Saliamo soddisfatti per tre tiri, il ghiaccio, dove c'è è morbido. Arriviamo sotto le rocce. Se attraversiamo dove va la Via degli Svizzeri dobbiamo attraversare delle placche con ghiaccio sottile e bagnato. Decidiamo di forzare dritti per un couloir di misto (IV, 4) e quindi placche ghiacciate fino ad un couloir nevoso. Si prosegue ma il couloir ci porta inesorabilmente verso la cresta NW. Saliamo quindi verso sinistra per una goulotte di ghiaccio esile (50m, 4+) e sassi instabili. fino ad una placca nevosa che porta in cresta. Qui percorriamo la cresta ghiacciata che sale dalla NW e finalmente siamo in vetta ! Sono le 20.00 Ci affrettiamo prima del buio a trovare la discesa per la Nord-Est. Una volta trovata, a cavalcioni sulla cresta mangiamo qualcosa al tramonto e quindi col buio scendiamo con calma i 1000 metri di dislivello che ci separano dal rifugio. Ci arriviamo alle 2, dopo quasi un giro dell'orologio !! Al rifugio mangiamo qualcosa e due che stavano facendo colazione prima di partire ci chiedono dove stavamo andando. A dormire, no ?

Perché l'abbiamo chiamata Via dei Bulgari ? Andate a vedere su www.bulgariclimbing.com Eppoi esisteva quella degli Svizzeri, degli Austriaci, ci stava bene.

 

Aiguille du Moine, 3412 m
Cresta Integrale Sud, D, 700 m***

Dopo 3 anni di soggiorno in Nuova Caledonia io e Clement finalemnte ciincontraimo nel nostro terreno di gioco preferito: il Bianco. Volevamo arrampicare sulle Petite Jorasses ma c'è ancora neve, optiamo per il Moine

saliamo la bella cresta sud, il tempo sembra ottimo

qualche foto alla Rebuffat

il tempo si mette al peggio, tuoni e fulmini, fraun po' grandinerà. Scappiamo giù in doppia a pochi metri dalla cima

il temporale è passato, il cielo è spettacolare adesso e ci possiamo fermare a guardare la nostra cresta

Informazioni:
Una bella cima situata nel Gruppo del Bianco, un magnifico belvedere tra l'Aiguille Verte e le Grandes Jorasses. Dalla stazione di Montenvers in 3h al Rif du Couvercle passando per la bella ma faticosa ferrata. Partiti alle 5.00 si attraversa il ghiacciaio e si giunge all'attacco in prossimità della breccia squadrata della cresta. Si sale un camino (III) quindi per scalata su roccia ottima ma esposta si resta sulla cresta (IV) fino ad una tavola rocciosa evidente, quindi si continua in cresta con difficoltà sempre sul IV fino al gendarme dove si scende in doppia con pendolo. Al gendarme a forma di pan di zucchero, seguendo la relazione siamo passati sul lato sx in cerca della fessura di IV+ con masso incastrato ma ci siamo ritrovati in piena parete (e non era un IV+ ma credo un VII- e per di più sporchissimo). Dopo 2h di chiodature varie riusciamo ad uscire in cresta dopo i gendarmi monolitici Quindi senza difficoltà stando sul lato sx e in cresta fino al gendarme con la testa da martello da dove sale la normale. Percorsa la cengia nevosa siamo arrivati alla fessura fino quasi alla cresta. Qui ci ha sorpresi un temporale violento con grandine che ha ricoperto le rocce. Ci siamo riparati come potevamo e non appena ha un po' smesso siamo ritornati indietro alla cengia e quindi ci siamo calati sulle doppie della via classica della parete S (molti cordini qui e là).

 

Aiguille du Midi
Sperone Frendo, TD- (III,4), 1200m****

Dopo settimane di weekend all'insegna del brutto finalmente riusciamo a trovare uno spazio di 2 giorni di beltempo. Zitti zitti senza dirlo a nessuno (la pelle dell'orso si vende dopo...), io, Simo, Cri e il Torta siamo qui, in tenda, ai piedi dell'Aiguille du Midi, 1200 metri di granito e ghiaccio ci attendono domani.

sveglia alle 4, il Torta è andato in perlustrazione ieri sera per vedere l'attacco. Lo seguiamo nel buio.

saliamo la prima rampa di misto poi la seconda ma abbiamo già sbagliato strada 2 volte, all'inizio di vie logiche ce ne sono più d'una. Perdiamo tempo prezioso. Ci sono cordini dappertutto, Simo dice di seguire le scatole di tonno

Finalmente troviamo la strada che porta ai "corni della capra" caratteristici della via. Qui il Torta sulla terrazza di accesso

Simo supera il tratto di V che passa attraverso i corni

Simo e Cri alla sosta dopo i corni

passiamo sul lato destro dello sperone, per lo più III, qualche passaggio di IV, occorre andare veloci, andiamo in conserva assicurata

alcuni canalini nevosi e goulotte portano alla cresta e alla fine della parte mediana della via

Dal colle salgo un tratto di VI, ben proteggibile, la roccia è magnifica. Simo mi raggiunge

Simo e Cri lungo il tratto chiave (secondo le relazioni) della via

Pensiamo di aver finito, di incontrare la rampa per accedere al ghiacciaio ma questo, ritirandosi, ci obbliga a continuare a salire lungo lo sperone per difficoltà inattese. Simo supera in maniera eccezionale uno strapiombo in A1. Con gli scarponi e gli zaini il 6b ci da in effetti qualche difficoltà.

Finalmente raggiungiamo il ghiacciaio, siamo oramai quasi in cima allo sperone roccioso.Il tempo si guasta, vento e nuvole arrivano veloci, non dovrebbero portare ad un temporale....sperem

intravediamo la cresta e l'isolotto roccioso dove dobbiamo puntare. La neve è molle, impossibile proteggersi, andiamo di conserva.

Simo lungo la cresta di neve che porta all'isolotto roccioso

Siamo all'ultimo tiro, sotto di noi la cresta di neve dove stanno ancora salendo Cri e Torta...mi sa che sono belli cotti

Qui l'ultimo tiro: dobbiamo superare il seracco finale. Le guide parlano di 85°, in realtà stando bene di fianco alla roccia la pendenza non supera i 75°. Un po' di ghiaccio permette di utilizzare le viti che ci siamo portati

in cima, non si vede niente, a mala pena vedo Simo. Ci abbracciamo felici dopo 14 ore di scalata

Questo è il momento più bello !! Felici nel cesso della stazione della funivia a passare la notte dopo il nostro bellissimo viaggio.

Il giorno dopo scendiamo in funivia. Ne approfittiamo per rivivere la nostra salita.

Il pendio finale di neve visto dalla funivia

la fine dello sperone e l'inizio del pendio di neve

la parte alta dello sperone

la parte più difficile dopo il colletto, di fianco al seracco

la parte mediana facile

lo sperone intero

la vista da Plan de l'Aiguille

la via lungo lo sperone

Informazioni:
Ascensione lunga di roccia e ghiaccio. I passaggi di roccia più difficili superano il VI grado, quelli di ghiaccio ad ora (luglio 2008) non superano i 75°. Non facile l'orientamento. Se avete davanti qualcuno che conosce la strada o avete un'ottima relazione forse è possibile nelle 8 ore indicate. Noi purtroppo ci siamo sbagliati non poche volte.
Abbiamo scelto di portare le tende alla stazione intermedia della funivia Plan de l'Aiguille (2310 m), ci sono dei comodissimi spiazzi lì vicino e mi sembra un'ottima soluzione, altrimenti c'è sempre il rifugio 100m sotto la stazione. Il posto è poi ottimo per studiare la via... se non trovate la nebbia !
Siamo partiti alle 4 di notte e attraverso un facile sentiero abbiamo seguito la morena, quindi in corrispondenza di un palo metallico siamo scesi sul ghiacciaio des Pelerins. Tre conoidi di ghiaccio confluiscono tra le due morene di questo ghiacciaio. Attraversando un tratto pianeggiante abbiamo raggiunto la base del conoide di scarico centrale che porta alla base dello sperone che si trova sulla destra. La terminale si passa piuttosto a sinistra (1h10).
Attacchiamo la via salendo una prima rampa di misto (II) che da sx va verso dx (spesso è di neve). Ad un certo punto occorre abbandonarla (non seguite le tracce che continuano perché sbucate sul pendio di ghiaccio che porta allo Sperone Centrale) per salire dritti poi verso sx un altra rampa più ripida.  Questa seconda rampa l'abbiamo trovata di roccia con passaggi (IV) in aderenza (anch'essa normalmente è di neve o ghiaccio). Qui consiglio di stare sulla destra costeggiando la parete e non lasciarsi portare sui pendii più facili che vanno verso sx come abbiamo fatto noi. Ad un certo punto raggiungere una terrazza che salendo porta verso destra ad un corno caratteristico. Puntare dritti al corno attraverso un passaggio di V (atletico). Da qui si scende qualche metro portandosi sul versante destro dello sperone. Salire leggermente e poi scendere ulteriormente di qualche metro per incontrare un sistema di cenge facili che occorre risalire (III) tenendosi comunque sempre sul lato destro. Salire un sistema di canalini nevosi e roccette che sbucano sulla cresta che finisce su un piccolo colle nevoso. Qui la parete di fronte si impenna. Dal colle fate 2 metri (non oltre come viene riportato sulla guida di Damilano, vi ritrovereste su del marcio) verso sx e prendete un diedro un po' strapiombante (VI, 2 chiodi) che continua poi per 2 magnifiche lunghezze su roccia eccezionale (i più belli della via) a sinistra dello sperone. Si risale ancora restando sempre sul fianco sinistro su difficoltà moderate (IV). Da qui la via dovrebbe essere quasi terminata a giudicare dalle guide perchè si dovrebbe arrivare su una spalla che da l'accesso al ghiacciaio. In effetti il ghiacciaio si è ritirato sui lati e non è più possibile accedervi. Occorre salire dritti per altre 4-5 lunghezze non facili. Raggiungendo uno speroncino a cui è attaccata una corda fissa con anelli abbiamo proseguito sulla sx evitando un canale bagnato nero sulla destra. Qui occorre passare un piccolo strapiombo fisico (VII/A1, 2 chiodi e fettucce in loco), trovato spit per la sosta (??). Da qui un'altra rampa sulla sx porterebbe sul ghiacciaio (corda fissa) ma il ponte di neve che dà l'accesso è oramai un velo. Si prosegue quindi per un paio ancora di lunghezze (IV-V), quindi tenendo la parete sulla destra si arriva ad una spalla solo 30 m sotto la punta finale dello sperone roccioso.
Prendere piede sul ghiacciaio è stata una liberazione. Da qui salire sulla cresta nevosa che porta all'isolotto roccioso quotato 3700m. Noi siamo saliti aggirando l'isolotto sulla sx, andando in conserva fino a 100 m dalla cresta finale. Gli ultimi 2 tiri tra l'isolotto e il seracco hanno pendenze che si aggirano sui 70-75° solo nel tratto finale (spit alle soste). Dalla cima dell'isolotto risalire un pendio di neve per raggiungere la Cresta Midi Plan che porta alla stazione della funivia (siamo arrivati alle 19.30 dopo 14 ore di scalata)
Purtroppo l'ultima corsa era andata, così abbiamo dormito nel bellissimo bagno messoci a disposizione dal guardiano della stazione, utilizzando per scaldarci l'asciugamani elettrico !
Consiglio un set di friend (fino al 3 BD) e 4 viti.
 

 

Mont Blanc du Tacul
Goulotte Lafaille, D+ (II,4), 400m****

In tenda sperando nel bel tempo

risalendo il cono di fianco alla Pyramide

traverso sotto il Couloir du Diable verso l'attacco alla goulotte

l'attacco della goulotte

tratto di misto su L1

Chiara su L1

Salendo su L2

Chiara su L2

Il bel tratto su L4

Chiara sulle doppie

in discesa sulle ultime doppie

Informazioni:
Lasciata la tenda vicino al Flambeaux, ci dirigiamo con gli sci al cono di neve sotto la Pyramide du Tacul (30'). Ci leghiamo sotto il Couloir du Diabel e quindi attraversiamo la delicata terminale in corrispondenza dell'isolotto roccioso e ci portiamo alla base della goulotte. L1 misto delicato a 70°, L2 bel tratto continuo stretto + 10m a 80°, quindi facile, soste a sx. L3 facile su rigonfiamenti, L4 molto bello con muro finale, L5 facile a 60° su neve. Quindi la goulotte prosegue per un bel tratto su neve. Ci siamo a quel punto calati sulle doppie in loco.
 

 

Aiguille de Rochefort, 4001 m
Cresta di Rochefort, AD, 350m****

misto nel tratto che porta alla gengiva

Matteo in cresta, okkio alle cornici !!

Caldo davanti al Dente

la Cresta di Rochefort, in fondo l'Aiguille

aggirando alcuni gendarmi, sotto la Val Ferret

Informazioni:
Molto panoramica, entusiasmante, facile, qualche pericolo di caduta sassi per salire alla Gengiva. Dal Rif. Torino prendere il ghiacciaio in direz. NE e risalire il canale sotto il Dente che porta alla Gengiva. Quindi per cresta molto panoramica ed esposta (si vede tutta la Mer de Glace e la Val Ferret nello stesso tempo) tenere la dx aggirando alcuni gendarmi e arrivare sotto l'Aiguille. Risalire un paio di lunghezze con passaggi di IV.

 

Aiguille des Toules,3538 m
Parete Nord, AD, 200m**

Ultima uscita del corso A1 FALC. Purtroppo l'arrivo del maltempo ci ha fatto ripiegare su questa salita, ma lameno è servita per assaporare il piacere di una salita nel gruppo del Bianco

sulla parete nord, dietro il Dente del Gigante

il pendio di neve che porta all'uscita tra le roccette a destra

Oli sull'uscita dell'unico misto

alcuni passi di misto, tanto per gradire un po'

il pendio finale tra le roccette

Andrea, Daniela e Oli sulla cresta finale. Sullo sfondo i Drus e la Verte

la cresta che porta alla cima....il brutto tempo atteso è in arrivo

Andrea in un passaggino durante la discesa per la cresta E

Informazioni:
Salita di ripiego in caso di poco tempo, affollamento sulla Tour Ronde o iniziazione/corsi.
Dal rif. Torino al Colle des Flambeaux quindi si scende 50 m o si traversa verso la parete sulla sx. Salire a sx o dx dell'isolotto roccioso ( destra scariche sassi + probabili), quindi in cresta. Discesa per rocce e neve per la cresta E (PD-)

 

Tour Ronde, 3792 m
Parete Nord, D, 350m***

Caldo alla prima sosta prima del canalino

il canale a sx del secondo tiro, a dx possibilità di uscire su terreno misto dal tiro dei sassi delle altre cordate

Oli in uscita dalla strettoia che porta alla fine delle difficoltà

il facile pendio finale

Informazioni:
Via super frequentata. Attenzione alle cordate sopra di voi ! Salire il primo pendio fino alla strettoia su pendio di neve a 45-50°. Sosta a dx. Salire su ghiaccio a 55-60° in centro, nel caso ci siano troppe cordate salire a dx per rocce e misto e col secondo tiro si supera la strettoia, quindi per altri 3 tiri si arriva alla cresta che porta alla cima. Discesa per la cresta SE.

 

Tour Ronde, 3792 m
Couloir Gervasutti, AD, 350m***

il secondo tiro alle prime luci

verso la fine del couloir

il team Trevisano con Caldo, il lombardo intruso, in cima

Informazioni:
Via ideale per cominciare a fare un po' di couloir. La parte più difficile riamane il superamento della terminale. Quindi pendenza regolare sui 50° all'inizio poi si attenua sui 45°. Possibilità anche di assicurarsi sulle rocce a metà canale.  Discesa per la cresta SE.

 

Mont Maudit, 4468 m
Cresta Kuffner, D, 900m*****

la Kuffner.

nel bivacco La Fourche a riscaldarci qualcosa prima della partenza all'una di notte.

l'affilata cresta prima della Punta dell'Androsace

la discesa esposta dalla Punta dell'Androsace

il passaggio chiave di misto della via (IV)

Informazioni:
E' la mia prima esperienza di via in quota di questo genere. L'abbiamo fatta io e Davide alternati ma Moreno, il nostro istruttore del corso di ghiaccio del CAI di Feltre ci precedeva non lontano. Devo dire che mi ha aperto un mondo !
Al biv La Fourche (20 posti) ci siamo alzati all'una, la prima parte è in cresta dritta con tratti di neve e misto, attenzione alle cornici da paura. Quando la cresta comincia a salire stare sulla sx e quindi ritornare in cresta fino ad arrivare ad una cresta affilata (nella foto) molto esposta che porta a ridosso della punta di Androsace, qui l'abbiamo aggirata a sx quindi si scende ad un intaglio (occhio alle cornici, esposto) per risalire un tratto di misto, tratto chiave della via (IV, 1ch) che riporat in cresta e poi ad una sella che porta facilmente all'anticima e quindi alla cima facilmente.

 

Monte Bianco, 4808 m
Cresta dell' Innominata, D+ (IV,3), 1000 m******

In Val Veny, verso il Rif Monzino. Siamo partiti alle 8.30

fin dall'inizio il sentiero non molla mai

Simone sul sentiero ferrato che porta al rifugio

Il rifugio Monzino. A destra niente popo' di meno che la Noire de Peuterey

Salendo sulla morena di sx (or) del ghiacciaio di Brouillard. Sullo sfondo il rif. Monzino

Si costeggia il fianco Brouillard della Punta dell'Innominata e si sale sul ghiacciaio

La salita un po' tormentata sul ghiacciaio. In fondo Mario Monaco (lo abbiamo conosciuto poi al bivacco) da solo, ci ha detto che va a guardarsi la Peuterey... ???

la salita è faticosa, nessuna traccia. La pista è da battere, per fortuna che Simone fa da locomotiva.

Si sale verso destra per poi rimontare sul Pic Eccles (quello a punta davanti) dove c'è il nostro bivacco. In fondo si staglia la Cresta dell'Innominata

crepacci

Il Pic Eccles e dietro l'Innominata

fortunatamente il nostro amico si lega con noi. Ma il giorno dopo scenderà di lì da solo.

Discesa dal bivacco in corda doppia sul ghiacciaio del Brouillard.Partiamo che già fa chiaro. Ce la prendiamo un po' comoda, d'altronde ieri 2200 m di dislivello si sono fatti sentire.

Risalendo il ripido pendio che porta al Col Eccles

La Cresta dell'Innominata illuminata dall'alba.

Caldo sulla cresta affilata del Col Eccles

All'attacco della via

Il Col de Peuterey, a destra l'Aiguille Blanche

Il Col de Peutery a dx e la Cresta de Peuterey a sx....un altro sogno ?

Simone sula cresta iniziale

.... no comment

Caldo nel passaggio chiave della via

Simone sul camino di V+

Le placche sotto le torri rosse della via

Simone uscendo da un camino prima del largo canale nevoso

In fondo il canale nevoso che si attraversa. Qui Simone arriva sullo sperone del Brouillard dopo il pendio ghiacciato a sx.

Caldo dopo il gendarme che porta al pendio di neve finale

La parete finale che porta sulla cresta sommitale

Sulla cresta sommitale. Pensiamo di essere fuori ma la strada per la cima è ancora lunga (ce l'avevano detto in tanti...)

In fondo dove siamo partiti

Arriviamo alle otto di sera in cima al Bianco. Il tramonto è appena finito. Siamo soli e per me e Simone è la prima volta che saliamo in vetta. Lo abbiamo voluto fare per una bella via. Siamo felici.

Discesa dal rif Gouter in mezzo alla tormenta. Era troppo facile con il sole.

Dietro Simone la discesa lungo il sentiero attrezzato che scende dal rif. Gouter.

Sulla strada per il Tunnel del Monte Bianco. Ultimo sforzo: sperare in qualche anima pia che ci riporti in Italia

Informazioni:

Grandissima ascensione sulla immensa parete S del Bianco. Itinerario non evidente e faticoso con molti passaggi su roccia atletici (pass. chiave camino di 40m, 5b) nella prima parte e poi misto e ghiaccio nella parte finale. Necessario affiatamento e condizioni di tempo stabile.

Il primo giorno è già un programma. Si parte dopo i Chalet del Miage nella Val Veny dopo il secondo ponte della strada che porta a Freney (1570 m) e si prende il sentiero che porta al Rif. Monzino (2561 m) attraverso un sentiero attrezzato (F, 2h). Da qui puntare alla cresta SW che scende dalla Punta dell'Innominata e dirigersi verso l'isolotto roccioso che emerge in mezzo al ghiacciaio che si raggiunge verso i 3000 m di quota. Salire tenendosi sulla destra e superando un'intricato dedalo di crepacci. A fine estate evidenti, ad inizio stagione mi sa un po' meno. Quindi restare sulla destar per salire il ripdo pendio che porta al Col du Freney (crepacci molto larghi). Da qui puntare ai bivacchi sul Pic Eccles traversando a sinistra. I bivacchi si trovano a 3852m e sono due: il biv. Crippa più basso e più nuovo (6-9 posti, coperte). l'altro, il biv. Lampugnani  (6-9 posti, coperte) 15 m più alto e più vecchio, noi l'abbiamo trovato aperto con neve all'interno e materassi rotti (AD, 7h con neve da battere). In totale il programmino di riscaldamento del primo giorno sono 2280 m di dislivello per 7-9h di salita che non molla mai.

Passare sotto al biv. Lampugnani e passare sul versante W lato Brouillard. Una doppia da 30 m permette di superare la crepaccia terminale e arrivare sul ghiacciaio. Quindi risalire il ripido pendio di ghiaccio che porta al Col Eccles (4041 m, 1h30). Attraversare a sx la sottile cresta e siamo pronti per la cresta.
La relazione di Damilano è la migliore che ho trovato. Salire direttamente per fessure e camini la cresta (III). Quindi salire un camino di 40m (1ch, cordino, V+, faticoso) ed arrivate ad una stretta cengia sulla sx, percorretela e prendete una fessura obliqua da sx a dx di 5m (1 nut incastrato, IV+) quindi piegate nettamente a sx per raggiungere nuovamente la cresta. Continuare per un sistema di fessure e camini fino alla cresta nevosa che porta alla base delle due torri rosse (III+). Qui continuate per terreno misto un po' infido sotto le torri tenendole sulla dx e guadagnando la il largo canale nevoso che separa la cresta dell'Innominata con la cresta del Brouillard.  Salire il canale nevoso sulla dx fino ad un ch. vecchio e attraversate il canale (scariche sassi) e risalire su terreno misto una piccola costola rocciosa che vi tiene un po' riparati dai sassi, quindi puntare ancora a sx su una costola più alta (misto, sassi instabili) e all'evidente pendio ghiacciato obliquo (non è uno stretto couloir come dice Damilano) sulla sx sotto una torre rossa strapiombante. Salirlo per 2 lunghezze fino allo sperone del Brouillard. Si risale lo sperone per 200m (III) con passaggi di misto e creste di neve passando un caratteristico gendarme di misto delicato che porta al pendio finale di neve/ghiaccio di 150 m che porta sulla cresta sommitale (4655 m, 11h). Continuare verso dx la cresta nevosa, salire il primo risalto roccioso stando sulla dx (rocce instabili, III) quindi continuare la cresta rocciosa successiva e la cresta nevosa che porta ai pendii di neve sul lato N che costeggia il Monte Bianco di Courmayeur (sulla dx) quindi risalite i pendii finali che portano in vetta (4808m, 14h). Noi ci siamo arrivati al tramonto alle otto di sera, tempo calmo, forse un po' freddo, ma tanta gioia dentro.

Siamo scesi verso NW al rif. Gouter attraversando il Dome du Gouter (2h, 3817 m), speravamo di poter riposare, invece tutti i letti occupati ed in cucina i custodi scalmanati che hanno festeggiato l'ultima notte di lavoro della stagione. Quindi abbiamo dormito su un tavolo del rifugio e aspettato la sveglia delle 3 di notte per chi andava in vetta per guadagnarci un posto in dormitorio.... già caldo.
Il giorno dopo siamo scesi alla stazione del Nid d'Aigle lungo il sentiero attrezzato sotto la neve. Il resto è fatto di autostop in successione per ritornare in Val Veny a riprendere l'auto.

 

 

Gruppo del Gran Paradiso

Bibliografia:
Gran Paradiso - CAI TCI

Gran Paradiso, 4061 m
Normale dal Rif. Chabod, PD***

il gruppone si ramponizza sul ghiacciaio di Lavencieux

Elena e Aurelie passeggiando tra i crepi

quando all'improvviso un boato....ouff, una frana ...per fortuna lontana ma il culo si è stretto a tutti.

Elena e Aurélie stracche vicino alla cima

la cima del Granpa

Caldo e Aurèlie in cima

il tracciato della salita

Informazioni:
4000m facile, il ghiacciaio fino alla schiena d'asino è un po' crepacciato ma non c'è problema. Fare attenzione solamente quando la via incontra la normale che sale dal Vittorio Emanuele, crepi ortogonali. Alla cima dato il mondo che c'era abbiamo preferito salire sulla cima a nord, quindi ridiscendere (III) alla forcella tra le 2 cime e risalire alla madonnina da nord (III+, chiodo) per poi scendere dalla parte sud comune.