Obergabelhorn, 4063m

Parete Nord, D+, 300m

L'Obergabelhorn al centro, sullo sfondo sulla sinistra il Cervino

La parete nord dell'Obergabelhorn. La via passa esattamente al suo centro

La Cresta del Cuore in primo piano, la via di discesa

sotto la parete nord

Oli lungo la parete nord

 

Informazioni:
Da Zinal al Rif. Montet (2886m) in 4h30. Partiti alle 3.00, tenere la sx e non scendere (come abbiamo fatto noi subito sul ghiacciaio). All'attacco del Cuore alle 4.00, quindi aggirarlo a dx per facili rocce marce, evitare il canalone sottoposto a scariche che va attraversato solamente alla fine quando si raggiunge la sommità del Cuore a q.3300, quindi puntare ove il ghiacciaio si appiana e puntare al centro della parete nord. Si prosegue lungo la parete in conserva assicurata, inclinazione costante a 55-60° con pendenze legg. superiori alla fine. Si scende a dx per la Cresta del Cuore prima per neve poi rocce (doppie dove cominciano le rocce, AD).

Bibliografia:
Quagliotto - Pareti di Cristallo - Ed. Euroalpi
Guides des Alpes Valaisannes - CAS (in questa guida la via è data TD-)

Racconto:
L’Obergabelhorn elettrico
L’Obelgabelhorn, un famoso concorso fotografico lo ha dichiarato come la terza montagna più bella della Terra dopo l’Alpamayo e l’Ama Dablam. La parete nord un bellissimo e perfetto triangolo di neve e ghiaccio, un gioiello inserito tra Cervino, Dent Blanche e Dent d’Herens, difficoltà abbordabili (D+ / TD-), e...va bè basta con le giustificazioni, io e Olivier avevamo voglia di farlo e basta.
Finalmente era il momento giusto, dopo una settimana di neve e una di sole le previsioni garantivano un week end all’insegna del bel tempo, sì qualche temporale nel pomeriggio, ma si sa, in montagna, d’estate, sono molto comuni e poi per una nord così si parte alle 3 di notte e per mezzogiorno si è già al rifugio davanti ad una bella birretta.
Via dunque, destinazione Zinal e poi Caban de Grand Montet, una sgroppatina di 4 ore e mezza con tutta la ferraglia addosso (la FALC conosce bene questa gita, no?).
Partenza consigliata dal rifugista ore 4, noi partiamo alle 3, così li freghiamo tutti e ci facciamo la parete davanti alle altre cordate e i frigoriferi in testa se li prendono gli altri. Pronti via, nella notte sbagliamo subito sentiero e, anzichè arrivare al ghiacciaio in un punto dove avremmo potuto attraversarlo di corsa, arriviamo sotto una serie di seracchi che in confronto la parete nord sembrava una passeggiata. Arriviamo all’attacco alle 5, quasi un ora in ritardo, ovviamente assieme alle altre cordate e ovviamente già spompi.
Poi un bel 2-300 m di misto marcio, un bel traverso su canali valangosi e finalmente la nostra tanto desiderata parete è lì, davanti a noi. Vedendo alcune nuvole avvicinarsi e saggiata la consistenza della parete (stratino di neve su ghiaccio vivo), decidiamo di andare via in conserva assicurandoci comunque ogni tanto con qualche chiodo. La via è uno spettacolo, una pendenza costante di 50-55° e l’uscita sui 70-75°. E qui viene il bello, usciti dalla parete nord siamo investiti da una bufera di neve, fa un freddo cane,
“Però mancherebbero solo un 10-20 m di camminata per arrivare in vetta!!”
“Sigh, non si vedrebbe niente lo stesso”
“ok, ok, sbrighiamoci a scendere!!”
anche perchè con la nebbia e la neve la via di discesa non sarà certo banale, è la Cresta del Cuore (una montagna più romatica non potevamo sceglierla), difficoltà AD, misto con qualche doppia da trovare. Scendiamo a rotta di collo, la bufera aumenta, la nebbia pure....
SBRANG!!
un fulmine, l’aria comincia a friggere siamo su una cresta nevosa, abbiamo addosso chiodi, picche e altra ferraglia,
“Via, via tutto!!!!”
 “Spostiamoci dalla cresta!!!”
Olivier mi fà
“Ma io sento ancora le api addosso, tu no??!”
“Le api?? ah l’elettricità!! Cazzo i ramponi, via anche quelli”
SBRANG!!
un altro fulmine e poi ancora, più che stare accovacciati nella neve fuori dalla cresta non potevamo fare. Dopo circa un quarto d’ora i fulmini erano cessati anche se si sentivano i tuoni in lontananza, la bufera neanche parlarne, ma era già un lusso. La nostra ferraglia continuava a friggere però
“Mah....aspettiamo, forse tra un po’ finisce, quando l’elettricità dell’aria diminuisce...”,
sembrava come essere sotto un pilone dell’alta tensione. Dopo un po’ anche le nostre picche avevano finito di friggere, belle cotte a puntino. Via giù veloci, dobbiamo cercare il punto per la calata,
“Trovato!!!”
c’è addirittura un chiodo con cordino e moschettone, siamo arrivati ormai, ci aspetta solo il traverso di stamattina (ah già che era un “bel traverso su canali valangosi”) e i 2-300 m finali di roccia (ah già che era 2-300 m di misto marcio).
"Via via veloci sul traverso, eh?.... Olivier attento!! la VALANGA!!!"
1 minuto in anticipo e saremmo arrivati giù per la direttissima.
Siamo distrutti ma al rifugio una frittatina al formaggio con la più buona birra e gazzosa mai bevuta ci ha dato la giusta forza per un bellissimo ritorno a Zinal sotto un bel diluvio.
Due giorni dopo una mail di Olivier:
“senti, conosci un bel posto per fare un corso di sub?”