Parete Nord, D+, 300m
Informazioni:
Da Zinal al Rif. Montet (2886m) in 4h30. Partiti alle 3.00, tenere la sx e non
scendere (come abbiamo fatto noi subito sul ghiacciaio). All'attacco del Cuore
alle 4.00, quindi aggirarlo a dx per facili rocce marce, evitare il canalone
sottoposto a scariche che va attraversato solamente alla fine quando si
raggiunge la sommità del Cuore a q.3300, quindi puntare ove il ghiacciaio si
appiana e puntare al centro della parete nord. Si prosegue lungo la parete in
conserva assicurata, inclinazione costante a 55-60° con pendenze legg. superiori
alla fine. Si scende a dx per la Cresta del Cuore prima per neve poi rocce
(doppie dove cominciano le rocce, AD).
Bibliografia:
Quagliotto - Pareti di Cristallo - Ed. Euroalpi
Guides des Alpes Valaisannes - CAS (in questa guida la via è data TD-)
Racconto:
L’Obergabelhorn elettrico
L’Obelgabelhorn, un famoso concorso fotografico lo ha dichiarato come la terza
montagna più bella della Terra dopo l’Alpamayo e l’Ama Dablam. La parete nord un
bellissimo e perfetto triangolo di neve e ghiaccio, un gioiello inserito tra
Cervino, Dent Blanche e Dent d’Herens, difficoltà abbordabili (D+ / TD-), e...va
bè basta con le giustificazioni, io e Olivier avevamo voglia di farlo e basta.
Finalmente era il momento giusto, dopo una settimana di neve e una di sole le previsioni
garantivano un week end all’insegna del bel tempo, sì qualche temporale nel
pomeriggio, ma si sa, in montagna, d’estate, sono molto comuni e poi per una
nord così si parte alle 3 di notte e per mezzogiorno si è già al rifugio davanti
ad una bella birretta.
Via dunque, destinazione Zinal e poi Caban de Grand Montet, una sgroppatina di 4 ore e mezza
con tutta la ferraglia addosso (la FALC conosce bene questa gita, no?).
Partenza
consigliata dal rifugista ore 4, noi partiamo alle 3, così li freghiamo tutti e
ci facciamo la parete davanti alle altre cordate e i frigoriferi in testa se li
prendono gli altri.
Pronti via, nella notte sbagliamo subito sentiero e, anzichè arrivare al ghiacciaio in un
punto dove avremmo potuto attraversarlo di corsa, arriviamo sotto una serie di
seracchi che in confronto la parete nord sembrava una passeggiata. Arriviamo
all’attacco alle 5, quasi un ora in ritardo, ovviamente assieme alle altre
cordate e ovviamente già spompi.
Poi un bel 2-300 m di misto marcio, un bel traverso su canali valangosi e finalmente la
nostra tanto desiderata parete è lì, davanti a noi. Vedendo alcune nuvole
avvicinarsi e saggiata la consistenza della parete (stratino di neve su
ghiaccio vivo), decidiamo di andare via in conserva assicurandoci comunque ogni
tanto con qualche chiodo. La via è uno spettacolo, una
pendenza costante di 50-55° e l’uscita sui 70-75°.
E qui viene il bello, usciti dalla parete nord siamo investiti da una bufera di neve, fa un
freddo cane,
“Però mancherebbero solo un 10-20 m di camminata per arrivare in
vetta!!”
“Sigh, non si vedrebbe niente lo stesso”
“ok, ok, sbrighiamoci a
scendere!!”
anche perchè con la nebbia e la neve la via di discesa non sarà
certo banale, è la Cresta del Cuore (una montagna più romatica non potevamo
sceglierla), difficoltà AD, misto con qualche doppia da trovare. Scendiamo a
rotta di collo, la bufera aumenta, la nebbia pure....
SBRANG!!
un fulmine, l’aria
comincia a friggere siamo su una cresta nevosa, abbiamo addosso chiodi, picche e
altra ferraglia,
“Via, via tutto!!!!”
“Spostiamoci dalla cresta!!!”
Olivier mi
fà
“Ma io sento ancora le api addosso, tu no??!”
“Le api?? ah l’elettricità!! Cazzo i ramponi, via anche quelli”
SBRANG!!
un altro fulmine e poi ancora,
più che stare accovacciati nella neve fuori dalla cresta non potevamo fare.
Dopo circa un quarto d’ora i fulmini erano cessati anche se si sentivano i tuoni in lontananza,
la bufera neanche parlarne, ma era già un lusso. La nostra ferraglia continuava
a friggere però
“Mah....aspettiamo, forse tra un po’ finisce, quando
l’elettricità dell’aria diminuisce...”,
sembrava come essere sotto un pilone
dell’alta tensione.
Dopo un po’ anche le nostre picche avevano finito di friggere, belle cotte a puntino.
Via giù veloci, dobbiamo cercare il punto per la calata,
“Trovato!!!”
c’è addirittura un chiodo
con cordino e moschettone, siamo arrivati ormai, ci aspetta solo il traverso di stamattina (ah già che era un “bel
traverso su canali valangosi”) e i 2-300 m finali di roccia (ah già che era
2-300 m di misto marcio).
"Via via veloci sul traverso, eh?.... Olivier attento!! la VALANGA!!!"
1 minuto in
anticipo e saremmo arrivati giù per la direttissima.
Siamo
distrutti ma al rifugio una frittatina al formaggio con la più buona birra e
gazzosa mai bevuta ci ha dato la giusta forza per un bellissimo ritorno a Zinal
sotto un bel diluvio.
Due giorni dopo una mail di Olivier:
“senti, conosci un bel posto per fare un corso di
sub?”